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Naoki Sutter-Shudo: monumenti e icone

Samantha Ozer

Attraverso mondi speculativi in scala ridotta, Naoki Sutter-Shudo ci allontana dall’astrazione del futuro imminente, creando luoghi di contemplazione della realtà

Quando ci sentiamo su FaceTime, in una soleggiata mattina di Los Angeles, Naoki Sutter-Shudo dice la sua pratica esser guidata da una “fame personale di guardare le cose”, con l’urgenza di guardarle per molto tempo. Da un lato il suo lavoro mostra un genuino approccio formalista, in cui l’acuta comprensione del colore, della forma e della consistenza si materializza in forme scultoree finemente composte, in dipinti e in stampe fotografiche. A un altro livello, c’è una qualità d’esecuzione addirittura mitica. Se osservate a volo d’uccello, le sculture di Naoki Sutter-Shudo appaiono ambienti unici, che spesso riflettono immaginari architettonici fantastici, persino cosmici. Si avverte una forte consapevolezza della natura, della storia e del tempo. In sculture come Dispenser (saturns) (2019), Podium (moons) (2019), e Theft (earths) (2018), Sutter-Shudo decostruisce il nostro sistema planetario, riducendo sfacciatamente il cosmo a una scala comica, ma che ci invita a riflettere sul posto che occupiamo all’interno di questa struttura. Basandosi sulla scala dei modelli architettonici, Sutter-Shudo re-immagina la grandezza dei corpi celesti come umili monumenti, portando gli spettatori a considerare una nuova forma di monumentalità.

Naoki Sutter-Shudo è nato a Parigi, ma è cresciuto a Tokyo, dove è stato circondato da oggetti antichi che hanno stimolato quello che l’artista considera un proprio speciale “attaccamento agli oggetti”. Dopo il liceo è tornato a Parigi per studiare letteratura e filosofia. Poi si è iscritto all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. Da qui, stimolato dall’idea di vivere tra artisti come Mike Kelley, Paul McCarthy e Jason Rhoades, ha deciso di trascorrere un semestre all’ArtCenter College of Design di Pasadena, dov’è anche stato coinvolto nella locale scena letteraria underground. Gli anni successivi sono trascorsi tra Parigi, Tokyo e la California. Alla fine si è stabilito a Los Angeles, dove vive e lavora con la moglie, la pittrice Alexandra Noel. Oltre a esporre con Bodega a New York e Crèvecoeur a Parigi, Sutter-Shudoco dirige la galleria Bel Ami, a Chinatown (NY), e una piccola casa editrice chiamata Holoholo Books. Questo forte spirito collaborativo e l’interesse a esporre il lavoro degli altri artisti risale ai tempi della scuola d’arte, quando Sutter-Shudo era coinvolto nella gestione dell’influente ma ormai defunto artist run space parigino chiamato Belleville Shanaynay. Naoki è dunque molto attivo. Quest’autunno, per esempio, la sua personale daCrèvecœur ha aperto nella stessa settimana in cui Sutter-Shudo ha presentato anche un nuovo lavoro nello stand della galleria a Paris Internationale, il tutto mentre l’artista gestiva lo stand di Bel Ami alla Foire Internationale d’Art Contemporain (FIAC).

La personale del 2018 da Crèvecœur, intitolata Mœurs, ha esplorato più direttamente l’eredità dei monumenti e delle icone francesi. Nell’ottobre 1941 il regime di Vichy stabilisce che tutti i monumenti fatti di metalli rari e non ferrosi siano fusi perché la materia prima possa essere impiegata in altro modo. Le statue dannate furono presumibilmente scelte per non avere “alcun interesse artistico o storico”, soprattutto se rappresentavano figure che non si allineavano con le vedute del Maresciallo Pétain. Così le opere furono tolte dalla storia visiva pubblica. Ma mentre la tecnica per rendere le figure rimase la stessa, era cambiato il giudizio riguardo a chi dovesse essere pubblicamente consacrato. Le Mœurs (i costumi), o la morale dell’epoca, si trasformarono a sostegno della stagione politica. Questo incidente storico per Sutter-Shudo insegna a ripensare i termini in cui le icone sono conservate e i nuovi simboli emergono. L’iconografia nazionale è specifica che infinitamente universale al tempo stesso. Per esempio, il rosso, il bianco e il blu, ovvero i colori della bandiera francese, si riflettono in molte altre iterazioni internazionali di design della bandiera, anche se per i francesi è culturalmente specifico ed entra in scena nell’iconografia di opere come Pas encore titrés (1968-2018) e Plumeau Cocarde (2018). Il tempo è la condizione per cui le forze della politica e della cultura si intersecano e si regolano. Sutter-Shudo riflette che dalla Rivoluzione francese a oggi ci sono periodi di trasformazione in cui le persone cercano di “cancellare i vecchi sistemi e modi di fare le cose e inventare nuove misure per il tempo”.

In occasione della sua prima mostra post pandemia, che si è tenuta da Bodega a New York, Naoki Sutter-Shudo ha presentato una serie di bastoni minuziosamente intagliati. In Don pur de la nature (2021), si è focalizzato sulla tangibilità delle forme per celebrare la fisicità degli oggetti, in un’epoca in cui gli schermi hanno preso il sopravvento. Il tempo diventa indicazione della progressione del lavoro – dettando levigatezza e curvatura, ossia la relazione fra l’artista stesso e l’oggetto. Attraverso i suoi lavori Sutter-Shudo si prende cura del fare, convinto che “il tempo necessita tempo per diventare qualcosa, per cui più tempo si spende su un certa cosa e più tempo quel qualcosa sarà in grado di compiersi e sopravvivere”. Sutter-Shudo continua notando che “l’energia è incorporata negli oggetti”. Per lui “il piacere di fare l’oggetto può tradursi nel piacere di essere testimone di un bellissimo oggetto”.

Girando intorno a una sua scultura, nella sua mostra più recente – Sculpture, da Crèvecœur (Parigi) – si può immaginare Naoki Sutter-Shudo che compone l’opera, sollevando un pezzo di legno all’altezza dello sguardo, lavorandolo finemente, assemblando i componenti nella sua mano, per creare un’opera “seducente e attraente”, con la speranza di “far sembrar bello qualcosa di tragico”. Alla fine c’è il senso della gravità del reale – una tragedia nella precarietà del nostro futuro di esseri umani su questo pianeta, precarietà in gran parte dovuta al cambiamento climatico. Nel creare mondi speculativi su scala ridotta, egli ci distoglie dall’astrazione del futuro imminente e permette un luogo di contemplazione della realtà. In definitiva, Naoki Sutter-Shudo sta creando una sezione del futuro in cui c’è spazio per alternative immaginate.

Naoki Sutter-Shudo, Sculpture, at Crèvecœur, Paris. © Aurélien Mole, Courtesy of the artist and Crèvecœur, Paris.

November 26, 2021