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Quattro artisti a Liste 2022

Conceptual Fine Arts

Quattro momenti salienti dall’edizione post-pandemica di Liste, la fiera che Basilea dedica agli artisti e alle gallerie emergenti

Nell’anno del ritorno a condizioni sanitarie quasi normali, e nonostante la crisi mondiale che l’invasione dell’Ucraina ha innescato, Liste ha provato di essere in ottime condizioni di salute, e questo probabilmente si deve anche alle risorse portate dalla Foundation for the Promotion of Contemporary Art Basel, nuovo proprietario della fiera. Il setting disegnato lo scorso anno dallo studio belga OFFICE Kersten Geers David Van Severen i.c.w. Richard Venlet ha funzionato alla perfezione. Per quanto difficile per il pubblico dei non addetti una fiera dedicata alle gallerie e agli artisti emergenti possa risultare, l’idea di disporre gli stand lungo un’unica circonferenza semplifica di molto la navigazione. Di fatto Liste è la prima fiera d’arte al mondo ad aver pressoché annullato il problema della gerarchizzazione che la tradizionale disposizione a griglia impone. A Liste ora tutto è al tempo stesso centro e periferia, come dovrebbe essere quando si vogliono offrire a tutti le stesse opportunità di successo.

[Per saperne di più sull’approccio di Liste e su come la fiera ha attraversato la pandemia, qui la nostra intervista con la direttrice Joanna Kamm. Ndr].

Nevine Mahmoud (Soft Opening, Londra)

Da Soft Opening, galleria aperta nel 2018 a Londra dalla curatrice Antonia Marsh, troviamo l’astro nascente Nevine Mahmoud. Nel suo curriculum vitae già compaiono agenzie artistiche importanti come il Moca di Los Angeles (2016), lo Yuz Museum di Shanghai (2018), la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano (2021), le gallerie Simon Lee (2019) e White Cube (2017). Lo scorso anno Mahmoud ha avuto la sua prima personale in un museo, la Los Angeles Municipal Art Gallery. Le opere che ha esposto a Liste quest’anno sono frammenti di un unico corpo umano adagiati su supporti d’acciaio che portano la serie nel campo semantico della chirurgia (estetica?). Il progetto si intitola Foreplays, come le personali dell’artista da M + B gallery del 2018 e del 2022. Ma l’erotismo in questione sembra innestato sui materiali con cui le opere sono composte, piuttosto che nel corpo dissezionato di cui queste sono parte.

Gregory Olympio (blank, Città del Capo)

Gregory Olympio è nato nel 1986 a Lomé, in Togo. Blank gli ha dedicato il proprio stand a Liste. Il tipo di pittura che Olympio ha scelto di perseguire è sofisticatissima e brutale al tempo stesso. Da una parte c’è uno stile determinato da pochissimi elementi, ossia colori piatti e voluminosi stesi per dare forma a soggetti che occupano interamente la scena. Il segno grafico è spesso un incidente che accade per dare identità a qualcosa che altrimenti rimarrebbe indefinito. Dall’altra parte c’è un modo di rappresentare la realtà che è puramente istintivo e assolutamente diretto. Se le cose sono quel che sono, allora anche la pittura è quel che dipinge.

Gregory Olympio
Gregory Olympio, Baigneuses (2022). Acrylic on canvas,100 x 81 cm. Courtesy of the artist and Blank Projects, Cape Town.

David Moser (Neue Alte Brücke, Belrino)

Lo stand di Neue Alte Brücke ha ospitato una mostra personale di David Moser (1993, Zurigo), studente della Städelschule di Francoforte. Tre lastre di vetro installate perpendicolarmente alla parete formano spazi verticali appartati (ma trasparenti), che si adattano a un corpo umano; assomigliano a doccie domestiche, i cui piatti sono pezzi di un materasso logoro e macchiato. Si tratta di cabine eleganti, “riscaldate” da certi stickers e da una presenza umana solo suggerita. Di fronte a questo spazio (espositivo?) ce n’è un secondo, questa volta diviso da un vetro nero che taglia la luce proveniente da due laser; i fasci di luce sono stati installati a 12 pollici di distanza l’uno dall’altro, ossia la dimensione ideale del pene, secondo qualcuno. Le opere di David Moser sottilmente introducono narrazioni umane attraverso una composizione raffinata di oggetti che altrimenti sarebbero privi di emozioni.

David Moser
David Moser at Neue Alte Brücke gallery, Liste 2022.

Ndayé Kouagou at Nir Altman

La personale di Ndayé Kouagou (nato nel 1992, Montreuil) da Nir Altman è una solida miscela di mezzi eterogenei. L’artista parigino, il cui lavoro è stato già presentato in spazi come Lafayette Anticipations, Wiels, Centrale Fies e T293, si esprime attraverso performance, testi, video e pittura. Con l’opera A Coin is a Coin Kouagou mette in scena sé stesso, attraverso un video in cui recita un testo di arguta saggezza. Sul fondo dello stand, dietro allo schermo digitale, quattro dipinti su tessuto offrono frasi che alludono al testo in questione. Le frasi si intrecciano l’una con l’altra; per esempio: “Se stavi cercando una direzione, questo non è certo il posto giusto, guarda altrove”; oppure “Guardare due facce della stessa moneta non è esattamente guardare altrove”. Una dichiarazione ironica conclude la serie, nella forma di un motto ispiratore, o di auto-incoraggiamento: “Il cambiamento è la chiave, ma dove? La chiave per un luogo di cambiamento”. Vengono in mente le citazioni nei dipinti della Pictures Generation, anche se l’opera di Kouagou non è tanto debitrice di riferimenti storici, quanto della sua stessa scrittura.

Ndayé Kouagou
Ndayé Kouagou at Nir Altman gallery, Liste 2022.

June 21, 2022