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Spazio San Carlo e Lorenzo Spinelli: una via laterale

Stefano Pirovano

Il caso di Lorenzo Spinelli e dello Spazio San Carlo come paradigma delle opportunità formative che offre la sperimentazione artistica.

Tra le istituzioni private italiane in grado di portare il proprio contributo al dibattito artistico internazionale – qui una lista ragionata (link) -, il caso dello Spazio San Carlo di Cremona è forse il più complesso e affascinante. Non già per il fatto di trovarsi in una chiesa sconsacrata, la Chiesa di San Carlo, con un passato che sembra stato scritto apposta per arrivare un giorno, vedremo quale, a una sorta di rinascita in qualche modo rispettosa della funzione originale. E nemmeno per il fatto di trovarsi in una città che da secoli non aveva avuto una voce nel mondo della cultura artistica visiva contemporanea, ma che ha pur moltissimo da dire al mondo in altri settori. Piuttosto, il caso di San Carlo è interessante, e in qualche modo unico, per via del suo fondatore, Lorenzo Spinelli, personalità a tutti gli effetti meta-artistica, che in qualche modo ricorda un genius loci straordinariamente poliedrico come Antonio Campi, figura di riferimento della più importante famiglia di pittori nella Lombardia della seconda metà del Cinquecento, ma anche commerciate di stoffe, immobiliarista, architetto e storico. Come Antonio Campi ha creato con i suoi fratelli una bottega in grado di gestire processi complessi sulla base delle richieste di una committenza colta ed esigente, alla stregua delle grandi botteghe rinascimentali (ricordate la mostra su quella di Verrocchio a Palazzo Strozzi?), così Spinelli ha sviluppato una sorta di mega factory, chiamata Form. The Creative Group, leader nel settore dell’architettura effimera, vale a dire stand fieristici, negozi, uffici, ristoranti, musei, padiglioni, installazioni di ogni natura e livello di complessità.

Olivier Mosset, San Carlo PG, 2023, acrylic on canvas, m. 20 x 5. Installation view at San Carlo Cremona, Cremona, Italy, 2023. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy the artist and Apalazzogallery.

Dunque, per capire l’unicità di Spazio San Carlo e dei tredici progetti promossi fin ad oggi, sempre in collaborazione con le gallerie (Apalazzo sopratutto, ma anche Franco Noero, Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, Mendes Wood, Sylvia Kouvali, tanto per citarne qualcuna), bisogna prima capire l’attività che Form, nata nel 2008, svolge in un settore, quello delle architetture effimere appunto, che prevede competenze avanzate nel campo dell’architettura d’interni, del design, della fotografia, del video, del light-design, dei sistemi digitali, della grafica, dell’editoria, e di certo ci stiamo dimenticando qualcosa. Ciò che è davvero importante sottolineare, e che può risultare meno evidente ai non addetti, è che sul piano creativo e su quello progettuale Spinelli ha sviluppato una struttura produttiva in grado di sviluppare idee e intuizioni che da Spinelli partono, ma che poi la factory traduce in forma e sostanza, secondo una poetica che si è definita nel tempo, intrisa di minimalismo, monumentalità, attenzione alle nuove tecnologie, e fondata sull’esperienza. La scelta degli artisti e i progetti commissionati per lo Spazio San Carlo vanno inseriti in questo quadro. San Carlo è un attivatore che si inserisce in un percorso più ampio, che intreccia architettura temporanea e ricerca, produzione e pensiero. “San Carlo – dice il fondatore – non è una deviazione, ma una verifica.” Alla base si riconosce una struttura progettuale e produttiva sviluppata nel tempo, capace di tradurre intuizioni complesse in presenza concreta. Poi esiste una regia, con una sua poetica, che agisce prima e dopo l’opera, rendendone possibile l’esistenza, grazie anche ai super poteri produttivi della factory: “la pratica professionale si misura quotidianamente con vincoli reali. San Carlo nasce dove questi vincoli si allentano. Non come deviazione, ma come estensione naturale”.

Guglielmo Castelli and Fabio Cherstich, Sospeso nel moto con addebito di vuoto, printed canvas. Installation view at San Carlo Cremona, Cremona, Italy, 2026. Courtesy the artist, San Carlo Cremona, Mendes Wood DM and Sylvia Kouvali. Ph. Form Group – Andrea Rossetti.

Il quattordicesimo progetto di San Carlo, Sospeso nel moto con addebito di vuoto, è in questo senso paradigmatico. Nell’occasione un autore di straordinaria sensibilità formale come Gugliemo Castelli collabora con Fabio Cherstich, regista d’opera che ogni tanto gradisce declinarsi anche nel mondo delle arti visive, del design, e della moda, e in questi campi scoprire nuove identità. Il vocabolario di immagini pittoriche sviluppato da Castelli, costellazione limbica popolata da simbologie sfuggenti, popola la tela grazie a un raffinato processo di stampa. Alla fine i metri sono 65, per 5 di larghezza, srotolati nello spazio aereo della navata e del presbiterio come se si trattasse di un enorme cartiglio svolazzante. Nella porzione a terra, posata sul pavimento, le righe e i bordi rossi e blu ricordano quelle dei quaderni di scuola. L’enorme viso infantile prospiciente alla contro facciata non può che essere il protagonista della scena. Personaggi e oggetti dipinti come silhouette (e poi stampati) il suo immaginario. I musicisti che durante il vernissage riempiono di suoni d’archi e voci solenni il dispositivo scenico creato da Castelli e Cherstich potrebbero essere usciti dalla tela, oppure pronti a rientrarvi. Prevale la sensazione di trovarsi dentro a qualcosa che è contenuto da qualcos’altro, un po’ come in una sorta teatro, o luogo di culto, concettuale. Qui il committente non al centro del discorso, ma nella struttura che lo rende possibile. Non già nella formulazione creativa del progetto – quella spetta agli artisti -, ma nel gesto a priori che ne costituisce la premessa necessaria e, più a valle, nella capacità produttiva che permette all’installazione di prendere quella forma.

Monica Bonvicini, And Rose, galvanized steel rings, chain links and chains, m. 9 x 11. Installation view at San Carlo Cremona, Cremona, Italy, 2025. Courtesy the artist. Ph. Form Group. ©Monica Bonvicini and VG Bild-Kunst/SIAE.

Il gesto creativo a priori e la capacità produttiva hanno portato il fulmine al neon di Mark Handforth a colpire il centro del transetto (White-Light-Whirlwind, 2022), o le catene di Monica Bonvicini ad accennare con delicatezza al dualismo tra libertà ed erotismo (And Rose, 2025); hanno fatto in modo che il fiume giallo immaginato da Olivier Mosset attraversasse la navata (San Carlo PG, 2023), che i relitti di Arthur Simms popolassero nicchie e cappelle, o che Jonas Mekas potesse proiettare in una chiesa il suo personalissimo commento visivo alla partitura scritta da Giuseppe Verdi per la Messa da Requiem (Requiem, 2024). Così si capisce come lo Spazio San Carlo sia qualcosa di profondamente diverso da un museo tradizionalmente inteso, o dai pur nobilissimi spazi che un po’ ovunque nel mondo i collezionisti dei nostri giorni a un certo punto decidono di aprire per condividere la propria collezione, o per il piacere di fare delle mostre agli artisti ai quali si interessano, o su temi che hanno più a cuore.

Oltretutto, come si diceva, ci ritroviamo in uno schema in cui le installazioni finiscono per rispondere a una poetica personale. Lo ribadisce Essence of Form, il libro pubblicato nel 2025 da Spinelli, una sorta di dichiarazione di metodo rilasciata attraverso 18 testi brevi, ognuno dedicato a un concetto chiave, uno per ogni anno di vita di Form, in uno spazio temporale che quindi va da 2008 al 2025. Il fatto significativo è che il testo è illustrato con le immagini delle installazioni prodotte per San Carlo, quasi queste fossero la componente visuale del discorso che i singoli brani sviluppano, in un rapporto di scambio e di accrescimento reciproco. Eureka! Arte come pratica formativa che si esercita soprattutto attraverso la pratica delle relazioni umane. E infatti, scrive l’autore: «Alcuni spazi durano secoli e vengono dimenticati. Altri esistono per un istante e restano nella memoria per sempre.» È in questa tensione tra durata e percezione che si calcola la traiettoria dell’intero percorso. Alla fine non si tratta di costruire forme, ma di generare esperienze persistenti.

Mark Handforth, White-Light-Whirlwind, 2022, steel, lights and electrical fixtures, m. h 14. installation view at San Carlo Cremona, Cremona, Italy, 2022. Courtesy the artist and Galleria Franco Noero. Ph. Form Group.

April 1, 2026