CONCEPTUAL FINE ARTS

Villa Lena (Evstafieva) + Jerome Hadey: esperienza culturale

Stefano Pirovano

A Villa Lena coesistono una residenza per artisti, un hotel e un’azienda agricola, sostenendosi a vicenda, grazie alla visione Lena Evstafieva e Jerome Hadey.

Grazie a Lena Evstafieva e Jerome Hadey, Villa Lena ha aperto al pubblico nella primavera del 2013, con una missione ambiziosa e piuttosto innovativa: quella di creare un sistema che riuscisse a tenere in equilibrio sostenibile una raffinata struttura alberghiera, l’Hotel Villa Lena, una tenuta agricola di 1300 ettari, e una residenza per artisti, affidata alla Fondazione Villa Lena, che offre a scultori, pittori, designer, musicisti, scrittori, videomaker, ma anche cuochi e maestri yoga, ospitalità e la possibilità di lavorare a Villa Lena per sei settimane. Durante questo periodo gli artisti irrorano la struttura di energie che di solito solo gli iniziati al mondo delle arti hanno la fortuna di ricevere. Ed è questo un primo elemento che da la misura di quanto fertile possa rivelarsi, per chiunque e a tutti i livelli, l’esperienza di trascorrere un periodo a Villa Lena. Infatti, anche se inspiegabilmente rare, esistono nel mondo altre strutture a carattere alberghiero che si fregiano della presenza di opere d’arte degne di esser definite tali – come il Fife Arms Hotel, recentemente acquisito da Iwan and Manuela Wirth, o come il ristorante del Grand Hotel Majestic di Bologna, la cui volta è stata affrescata dai Carracci. Ma non ci è nota alcuna struttura dove oltre a quella delle opere si è in grado di offrire una costante presenza dei loro creatori, e di quelle specialissime energie di cui dicevamo.

Villa Lena, 2020. Ph. David Kaliga.

A conferma di quanto per gli inventori di Villa Lena importanti siano queste energie basta dire che l’edificio di maggior pregio architettonico della tenuta, una villa tardo ottocentesca che ha mantenuto alcuni dei suoi arredi originali, è stato proprio destinato alla residenza per artisti; mentre in quelle che una volta erano le scuderie ora si trovano gli atelier, perfettamente attrezzati per fare musica, video, ceramica, lavorare il legno, o dipingere.

Lena Evastafieva Jerome Hadey
Lena Evstafieva and Jerome Hadey, 2019. Ph: Emma Tillman.

All’albergo – ma il concetto di albergo qui sembra riduttivo – è invece riservato il resto degli edifici, ristrutturati con tocco che definiremmo ‘vervoordtiano’ non già per il gusto di portare le epoche a un inafferrabile presente o di trasformare principi filosofici in straordinari strumenti di marketing; ma piuttosto per la capacità di dare all’imperfezione il crisma dell’identità, che poi quello che all’arte tutti infine chiediamo. Si tratta dunque di una somiglianza nel metodo, non nello stile, a Villa Lena decisamente meno drammatico di quello adottato da Vervoordt, per esempio, nel progetto di Kanaal. [Qui il link alla nostra intervista con Boris Vervoordt riguardo a Kanaal. Ndr].

A inventarsi Villa Lena sono dunque stati Lena Evstafieva, figlia dei proprietari della tenuta – nonché collezionista d’arte contemporanea adusa agli ambienti delle grandi fiere internazionali, già curatrice al Garage Museum  di Mosca -, e Jerome Hadey, dj, artista visivo, oggi grande appassionato di registrazioni audio. Parte della compagine che ha dato via all’impresa è stato anche Lionel Bensemoun, già proprietario del defunto (nel 2016) Le Baron Club di Parigi – ma Bensemoun ha ha dato forfait lo scorso anno. Oggi rimangono Lena Evstafieva e Jerome Hadey, marito e moglie, che abbiamo incontrato in momenti diversi durante il nostro soggiorno, avvenuto all’inizio dell’estate 2020 – quando tra i creativi in residenza c’erano la disegnatrice di tessuti Chiara Leto e l’artista Lulu Wolf, delle quali speriamo di avere presto l’occasione di scrivere.

Com’è evoluta l’idea di Villa Lena da quando avete aperto al pubblico?

Lena Evstafieva: I principi di fondo e gli obiettivi sono rimasti gli stessi, ma abbiamo lavorato per mettere a punto un struttura che nel frattempo è diventata più efficiente e inevitabilmente più sofisticata. Dal punto di vista della creatività lo spazio di scambio di idee che abbiamo voluto creare a Villa Lena è via via diventato più complesso e multidisciplinare. Si tratta di dettagli. Per esempio, inizialmente le residenze duravano due mesi. Ma a un certo punto ci siamo accorti che mentre per gli artisti più giovani questa era una preziosa opportunità, per gli artisti più affermati, e dunque più impegnati, era un periodo di tempo difficilmente sostenibile. Così, dopo vari tentativi, siamo arrivati a sei settimane, e ora questa sembra la misura ideale per tutti. Oppure, ci siamo accorti che per ospitare gli artisti ‘mid-career’ serviva poter offrire ospitalità anche alle loro famiglie. Così abbiamo attivato una sezione speciale a loro dedicata. Come dicevo, si tratta di dettagli, ma sono cose che contano in un progetto di questo tipo e solo l’esperienza sul campo permette di metterli a punto. 

Come immagina Villa Lena sarà nel 2030?

Lena Evstafieva: Vogliamo continuare a fare quello che stiamo facendo. Spero che cambierà in meglio il modo in cui interagiamo con gli elementi che fanno parte di questo progetto. Vorremmo continuare a essere in grado di toccare con l’arte e con la cultura la vita delle persone che vengono qui. E per fare in modo che questo avvenga dovremo continuare a dedicarci a questo luogo con la stessa intensità con cui ci siano dedicati sin ora.

Cosa intende dire?

Lena Evstafieva: Siamo consapevoli di essere in Italia, e in Toscana, e questo è un aspetto a cui teniamo moltissimo. Villa Lena è parte di un territorio con il quale siamo in stretta relazione. Tutti i nostri fornitori sono di qui, e così molte delle persone che lavorano nella struttura. Ogni restauro, ogni nuova addizione, è fatta nello spirito del luogo, e nel rispetto della sua natura.

Progetti per il futuro?

Lena Evstafieva: Ne abbiamo molti, anche se questo non è forse l’anno ideale per metterli in pratica. Stiamo pensando di creare un parco di scultura, e vorremmo lavorare di più con gli artisti italiani, visto che fino a ora abbiamo privilegiato gli stranieri. Il parco di scultura sorgerà intorno alle rovine del castello di Toiano Vecchio, che si trova sulla collina più alta della proprietà, ora circondata dagli ulivi. Uno dei modelli potrebbe essere il Castello di Ama, il cui parco non è grandissimo, ma è di grande qualità.

[Qui il link alla nostra lista dei migliori parchi di scultura in Europa, Ndr] 

Jerome Hadey
Jerome Hadey in the recording studio at Villa Lena, Summer 2020. Ph: Stefano Pirovano.

Poco dopo aver parlato con Lena e aver visto un po’ meglio nel ‘software’ che ha scritto  abbiamo incontrato Jerome Hadey, nello studio di registrazione, immerso tra gli ulivi come gli altri atelier. Con lui abbiamo parlato soprattutto di musica e lo abbiamo fatto – seguendo un suo spunto – attraverso il principio di ripetizione che caratterizza gli stati meditativi; qualcosa che, ci fa notare Jerome, è simile in tutte le grandi religioni. Lui viene dal djing, ma è anche un artista visivo, un artista a suo dire: “troppo musicista per il mondo dell’arte, e troppo artistico per quello della musica”. Come dicevamo, da due anni si occupa di registrazioni audio. La notte precedente al nostro incontro, ci dice, ha registrato quattro canzoni con Henry Grace, uno dei musicisti in residenza. Ascoltandole abbiamo capito quanto profonda e tutt’altro che strumentale sia la componente creativa nel sistema Villa Lena. Si tratta di equilibri molto difficili da mantenere, basati sullo scambio, sull’integrazione, sulla sinergia. Ma l’esperienza che questo luogo offre è senza eguali e, soprattutto, inclassificabile secondo gli standard alberghieri tradizionali proprio per questo motivo. La cultura con cui si vuole toccare la vita delle persone che qui soggiornano è cultura autentica, ovvero quella cultura che si riflette nella conoscenza di sé, miglior frutto del sapere. Volendo usare una metafora, diremmo quindi che Villa Lena è come una grande piscina intorno alla quale ci si incontra, nella quale ci si immerge, alla quale si va e sempre si ritorna per fare qualcosa che non ha mai solo a che fare con lo stare con al sole o fare il bagno. [Qui il link alla nostra intervista con Leonard Koren, che al gesto di fare il bagno ha dedicato gran parte del suo lavoro. Ndr].

Villa Lena
Villa Lena, Main swimming pool. Ph:m David Kaliga.

August 24, 2020